Draghi sì, Draghi no: la terra dei cachi

1. Premessa
2. Le posizioni dei partiti
3. Alcune considerazioni
3.1 La scelta di Mattarella
3.2 I responsabili
3.3 Governo tecnico = lacrime e sangue
3.4 L’alternativa a Draghi
4. Conclusioni

1. PREMESSA

La crisi che ha riguardato il secondo governo Conte non si è conclusa come auspicato dalle forze di maggioranza e anche il mandato esplorativo che il Presidente Mattarella ha assegnato al Presidente Fico non ha avuto esito positivo.

Il Presidente Mattarella, immediatamente dopo l’annuncio del Presidente della Camera, ha convocato Mario Draghi al Quirinale e, come è ormai noto, lo ha incaricato di formare il nuovo esecutivo. Un esecutivo “di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica” e sul quale il Capo dello Stato auspica la fiducia delle forze parlamentari.

In alternativa ad un esecutivo di alto profilo, il Presidente ha prospettato il voto anticipato dedicando tuttavia svariati minuti ad elencare tutte le possibili conseguenze negative (pandemia, contagi, fondi europei ecc).

Nei minuti immediatamente successivi all’annuncio di Giovanni Grasso circa la convocazione del prof. Draghi, i principali protagonisti della politica italiana si sono sbizzarriti nelle più ampie e affrettate considerazioni sull’esecutivo nascente. Proviamo a fare una sintesi e poi alcune considerazioni (sulle quali aspetto, come sempre, i vostri feedback).

2. LE POSIZIONI DEI PARTITI

Movimento 5 Stelle: il partito di maggioranza relativa di questo Parlamento ha sin da subito parlato di “non voto di fiducia”, non è chiaro se s’intende l’astensione o il voto contrario. La differenza è cruciale (per approfondire: Governo in carica senza maggioranza? C’è il precedente… – un po’ di chiarezza)

Lega: il partito di Matteo Salvini, dapprima disposto a discutere ad una “soluzione del Presidente”, non ha ancora chiarito le sue intenzioni sul voto di fiducia. Sappiamo solo che “l’obiettivo finale deve essere il voto” ma questo lo avevamo capito dall’agosto 2019, non passa giorno in cui Salvini non ripeta questo mantra nonostante tutte le delucidazioni fornite dal Presidente Mattarella. Quindi: Draghi boh ma elezioni sì.

Partito Democratico: Nicola Zingaretti si è immediatamente mobilitato convocando un tavolo con LeU e M5S per arrivare ad un punto di equilibrio che consenta la nascita dell’esecutivo guidato da Mario Draghi.

Fratelli d’Italia: nel vocabolario di Giorgia Meloni esiste una sola parola: elezioni. “Giorgia, come stai?” “Elezioni”.

Forza Italia: il partito di Silvio Berlusconi tende al sì per Mario Draghi, non dimentichiamo che, poco più di un anno fa, fu lo stesso Berlusconi a rivendicare di esser stato uno dei primi a dare un ruolo di rilievo all’attuale Presidente del Consiglio incaricato.

Liberi e Uguali: disponibili al tavolo convocato dal PD ma le dichiarazioni di Stefano Fassina di oggi a Sky non fanno ben sperare.

Italia Viva: un attimo dopo la convocazione di Conte, Matteo Renzi ha fatto un appello alle forze politiche affinché si voti la fiducia al Governo Draghi senza polemiche.

Ancora non c’è una squadra di governo, non c’è un programma, non c’è un progetto ma i nostri politici già hanno preso posizioni più o meno chiare.
Questo dà l’idea del metro di giudizio utilizzato per giudicare un esecutivo.

3. ALCUNE CONSIDERAZIONI

Punto 1. La scelta di Mattarella

Le decisioni del Presidente della Repubblica (che tuttavia non sta a me giudicare) sono state perfette: ha dapprima tentato una riconciliazione tra le forze politiche che hanno composto il Governo Conte II e, fallito quel tentativo, ha optato per un Governo Istituzionale di alto profilo in grado di gestire la situazione del momento, pur prospettando l’ipotesi delle elezioni anticipate narrando, senza mezzi termini, ciò che ne consegue.

Punto 2. I responsabili

Nell’ultimo mese la parola più ripetuta nel panorama politico italiano è stata “responsabili”. “Bisogna essere responsabili in questo momento” gridavano i partiti.
Gli (ormai ex) aspiranti responsabili sono tuttavia divenuti i maggiori supporter delle elezioni anticipate con buona pace della tanto decantata responsabilità. Sarebbe stato lecito (e più onesto) dire chiaramente che l’obiettivo non era la responsabilità e il bene del Paese ma Conte Presidente in un terzo governo della XVIII legislatura. Nulla di sbagliato, sia chiaro: l’importante è dirlo.

Punto 3. Governo tecnico = lacrime e sangue

Coloro che sbandierano questa equazione sono dementi o, più semplicemente, in cattiva fede. L’ultimo governo tecnico è stato quello guidato da Mario Monti nel 2011, non sono un economista e non ho ambizione di esserlo (i miei compagni di università potranno ben rinfacciarmi quel 18 in economia politica e quel 19 in scienza delle finanze, sigh!) ma la situazione economica che portò a scelte drastiche è chiara e credo che tutti la ricordiamo.
Oltretutto, come evidenziavo ieri su Facebook, l’espressione ”governo tecnico” è nata nella seconda Repubblica, più precisamente nel 1995. L’inizio della seconda repubblica coincide col momento in cui la politica (intesa come gestione della cosa pubblica) ha smesso di essere tale favorendo la cd gestione della cosa partitica in cui è più interessante il sondaggio del lunedì che il rapporto trimestrale ISTAT.
Si è data al Paese l’idea che se c’è un governo di “competenti”, allora trattasi di governo tecnico mentre se c’è un governo di ciarlatani siamo dinnanzi ad un governo politico. Peccato, si è persa l’ennesima occasione.

Punto 4. L’alternativa a Draghi

“Draghi non va bene perché è brutto e cattivo”, perfetto. Noi cittadini siamo chiamati alle urne ogni cinque anni (tatuiamocelo: ogni cinque anni) per eleggere dei rappresentanti che prendano delle scelte, non megafoni che evidenzino i problemi. Se c’è un problema con Draghi, bisogna fornire una soluzione. La soluzione non può essere “elezioni subito!”.
Piuttosto, i nostri rappresentanti politici dovrebbe dire Sì a Draghi a testa bassa e facendo ammenda poiché a loro sono Costituzionalmente affidati compiti di alto livello istituzionale. La scelta di Mattarella è figlia dell’incapacità di questa classe politica di assumere decisioni. Un’incapacità talmente elevata da non riuscire nemmeno ad esprimere una maggioranza di governo. Qualcuno, un giorno, li giudicherà.
Volendomi riallacciare al secondo punto: erano responsabili prima, ora?

4. CONCLUSIONI

Anche in questa situazione, la politica italiana non ha smentito l’idea che ormai da tempo è diffusa nel Paese: abbiamo dei politici incapaci di gestire qualsivoglia situazione politica e, per l’ennesima volta, occorre l’intervento del Presidente della Repubblica. Non contenti di essersi -nuovamente- rivelati incapaci, provano ad inseguire consenso nel Paese negando la fiducia a Draghi e rievocando lo spettro di Mario Monti (a proposito: ma Mario Monti che tanto odiate in questi giorni, è lo stesso che in Senato è accorso per votare la fiducia al Governo Conte II e che è stato accolto da scroscianti applausi?).

Il richiamo continuo alle elezioni anticipate come forma estrema di democrazia è un insulto alla Carta Costituzionale ma, in particolar modo, alle prerogative del Capo dello Stato che, responsabilmente come sempre, ha spiegato per filo e per segno poiché le elezioni devono essere l’extrema ratio.

Come illustrato nel punto 4, in Italia si vota ogni cinque anni ma i partiti hanno ormai propagandato l’idea che dare la parola agli italiani con le elezioni anticipate sia una forma alta di democrazia. In realtà, altro non è che un misero tentativo di eludere le proprie responsabilità dinnanzi alla Nazione. Tuttavia, purtroppo, gli italiani credono di più alla prima versione, anche se a diffonderla sono quelli che fino a ieri volevano evitare le elezioni come la peste nel nome della responsabilità.

“Far votare i cittadini è l’essenza della democrazia. Sollecitarli a votare ogni anno è irresponsabile”

Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri

Questa dichiarazione, sacrosanta, valeva nell’agosto 2019. Vale anche oggi?

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