Basta ipocrisie: i parlamentari siano liberi di muoversi

Non avrei mai pensato di dover scrivere su un tema così ovvio: la libertà del parlamentare.

Nei giorni scorsi si è sollevato il dibattito in merito alla facoltà dei parlamentari di potersi muovere all’interno del territorio nazionale nell’epoca del Covid19 e dei DPCM che limitano, di fatto, la libertà di movimento dei cittadini.

Dapprima la Senatrice Sara Cunial che, fermata dalla polizia in direzione Ostia, ha ribadito il suo diritto ad alloggiare dove ritiene opportuno al termine dei lavori parlamentari.

Successivamente sono intervenuti sul tema illustri rappresentanti delle istituzioni fino ad arrivare alla seconda carica dello Stato: Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato: “Ho notizia di deputati e senatori fermati dalla Polizia. Vogliamo cortesemente ribadire che un parlamentare ha il diritto di potersi muovere per tutto il territorio nazionale perché è parte integrante del suo ufficio?”

Per gli amanti del grido contro la presunta ka$ta, questa rappresenta una ghiotta occasione per dimostrare -ancora una volta- come i politici siano superiori a qualsivoglia norma in barba al decantato principio dura lex sed lex.

Ovviamente, per l’ennesima volta, siamo davanti ad una polemica sterile che in un Paese pensante non avrebbe neanche le più misere possibilità di attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica ma d’altronde non dobbiamo dimenticarci che, in Italia, il 48% dei cittadini è analfabeta funzionale.

Partiamo dalla Costituzione.

L’art. 68 della Carta Fondamentale recita: “Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere […] privato della libertà personale“.

Basterebbe questo per porre la parola fine su un dibattito così ridicolo e invece, ahinói, occorre proseguire.

Non serve essere un addetto ai lavori per comprendere che i membri del Parlamento hanno relazioni istituzionali di cui alcune, per un motivo o per l’altro, devono rimanere segrete.

Penso, ad esempio, agli incontri fra leader di maggioranza e/o di opposizione (vedi incontro Salvini-Renzi a casa Verdini) ma anche ad altri incontri frutti di rapporti istituzionali che non devono essere noti all’opinione pubblica.

In alternativa occorre soffermarci sulle segnalazioni che giornalmente un parlamentare riceve dai cittadini in cui viene chiesto l’anonimato per paura di ritorsioni. Se un parlamentare decidesse di voler incontrare quel cittadino, di certo, l’evento non potrebbe essere pubblicizzato o, comunque, occorre che sia il più riservato possibile.

Come si può dunque pensare che un parlamentare possa compilare un’autocertificazione in cui dovrebbe scrivere luogo di partenza, luogo di arrivo, motivazione e tragitto percorso?

Oltretutto, da quanto si apprende dal Viminale, tali autocertificazioni saranno poi vagliate (non si sa bene da chi) una per una.

La domanda sorge spontanea: può un parlamentare essere chiamato a rispondere di un’autocertificazione che attesta uno spostamento avvenuto nell’esercizio delle funzioni?

E, aggiungo, può l’impianto statale che ha a capo il Ministro dell’Interno controllare gli spostamenti di Parlamentari della Repubblica?

Insomma: cerchiamo di essere seri.

Diranno alcuni “Ma loro sono liberi di andare al mare!

Sinceramente, oltre a non pensare che sia periodo di mare, mi viene da sperare che ognuno sia responsabile e ci affidiamo alla buona fede di chi rappresenta il popolo Italiano.

A chi non vuole fidarsi chiedo: ma davvero pensi di essere così imbecille da aver votato uno che abusa della propria posizione per fare la scampagnata con gli amici? Beh, pensaci meglio alle prossime elezioni. Magari potresti leggere i nomi dei candidati anziché continuare con questa prassi -tutta italiana- del “voto il leader perché mi piace!” senza badare a chi siano poi i reali candidati che si nascondono dietro il bel faccione del segretario del partito di turno.

In aggiunta è opportuno evidenziare che il Parlamento è ancora il “detentore” del potere legislativo e un parlamentare potrebbe, per esempio, voler verificare gli effetti delle misure assunte dal governo per poi valutare l’indirizzo della propria azione politica quando sarà chiamato a convertire decreti legge o, per grazia Divina (o per grazia Presidenziale: fate voi), ad approvare una legge di iniziativa parlamentare.

It’s the sindacato ispettivo, baby!

Il dibattito sopra esposto risulta dunque essere, come se ce ne fosse ulteriormente il bisogno, l’ennesimo attacco alle Istituzioni democratiche e, in particolar modo, al Parlamento la cui funzione è ormai relegata, sia mediaticamente che sostanzialmente, a mero passacarte delle decisioni del Governo.

Ma d’altronde, siamo o non siamo nell’epoca del “riduciamo i parlamentari che costano troppo e servono a poco”?

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