Sambuci: storia di un Sindaco in balia di se stesso

Molti di voi avranno letto della mia battaglia a Sambuci. Una battaglia contro i mulini a vento.

Tutto è iniziato nel maggio 2019. Elezioni comunali.

Il PD governa ormai da 30 anni e, data anche la crisi del partito, non ha alcun candidato valido, presentabile.

Si aggira per il paese un uomo. Alcuni lo chiamano Francesco ma tutti lo conoscono come “Ciccio”. In estate è ospite fisso dei tavoli del bar di Enzo, è su quei tavoli che con i suoi amici passa i pomeriggi a giocare a carte.

Le sue ambizioni sono note a molti, aveva già provato due volte ad essere Sindaco senza riuscirci. Nella tornata del 2014 si era fatto indietro per lasciare spazio alla figlia che perderà miseramente ottenendo solo il 9,75% dei voti.

Nel paese si chiacchiera, non ci sono i candidati. Nessuno vuole fare il Sindaco. Il nostro Ciccio, scaltro e ambizioso, comprende che questa può finalmente essere la sua occasione di riscatto. Scende in campo e vince.

Vi chiederete voi: come ha fatto a vincere? Facile: la sua era l’unica lista composta da gente del paese. Cioè, mi spiego meglio.

C’erano 3 liste, una “civetta” che ha ottenuto 6 voti, un’altra composta da sconosciuti che non avevano mai messo piede nel paese e poi c’era lui.

Praticamente, per comprenderci meglio, la sua era l’UNICA lista di Sambuciani. Ha vinto contro se stesso.

Qui iniziano i guai.

Dapprima si parte con una pedonalizzazione che nessuno rispetta tanto che il nostro eroe sarà costretto a ritirare l’ordinanza e poi arriva la fatidica festa di sua figlia.

In pompa magna annunzia a tutto il popolo che il 30 novembre la figlia avrebbe conseguito l’ambito titolo di studio e che la festa si sarebbe tenuta al Castello Theodoli, un castello di proprietà comunale del XII secolo il cui affitto è regolato da apposito regolamento deliberato dalla giunta comunale quando -bei tempi- non era lui il Sindaco.

Un cittadino, io nello specifico, il 23 dicembre fa un accesso agli atti. Chiede di vederci chiaro.

Il Regolamento impone che il canone di locazione sia pagato IN ANTICIPO rispetto alla festa a mezzo bonifico o bollettino. Senza quel pagamento il Comune non può concedere il Castello.

Quel cittadino non chiede altro, vuole solo vedere il bonifico che attesti il pagamento. Il Sindaco risponde il 21 gennaio consegnandogli un deposito di contanti che viene fatto proprio il 21 gennaio da un dipendente comunale.

Qui iniziano gli interrogativi.

Cosa me ne faccio dell’attestazione del deposito di contanti? L’interesse è posto sulla data di avvenuto pagamento da parte del richiedente, non sul giorno in cui il Comune decide di depositare quel denaro.

Oltretutto, perché quei soldi erano contanti? Se il richiedente (la figlia del sindaco, ndr) ha pagato secondo i metodi imposti dal Regolamento, quei soldi dovrebbero già essere nel conto corrente della tesoreria comunale.

Oltretutto non gli vengono consegnati i documenti attestanti il versamento delle spese di pulizia, assicurazione e riscaldamento.

Il cittadino non si arrende e il 28 gennaio solleva di nuovo la questione dicendo che non gli sono stati consegnati i documenti richiesti.

Il Sindaco gli risponde quasi un mese dopo dicendo che non ha diritto ad avere quei documenti e che, tuttavia, dichiarava che vantava un credito col comune di euro 352,40 e che quindi aveva pagato la differenza pari ad euro 147,40.

Dichiarava altresì di non aver pagato le spese di pulizia, assicurazione e riscaldamento perché la giunta non aveva determinato l’ammontare.

Qui nasce più di un interrogativo.

Il mese precedente veniva fornita un’attestazione di un deposito di euro 500 e il mese successivo dichiarava di averne pagati solo 147,40 per via di un credito vantato.

Fermo restando che sappiamo bene che la procedura della compensazione non è più possibile all’interno della Pubblica Amministrazione, ci sorge spontanea la domanda: Sindaco, hai pagato 500 o 147,40? E soprattutto, eri tu che, eventualmente, vantavi i crediti, non tua figlia che invece risulta essere la richiedente del Castello.

Ah, dimenticavo di dirvi che la richiesta della figlia (ovviamente senza protocollo) è stata firmata e autorizzata dal Sindaco, suo padre.

Ma soprattutto, come è possibile che il 21 gennaio avevo diritto a quei documenti e il 29 febbraio mi viene detto che non ne ho più il diritto? Cosa è cambiato nel mentre?

Successivamente la vicenda arriva nelle aule regionali e parlamentari. Il Vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio, con un comunicato stampa, chiede spiegazioni al Sindaco e lo invita a chiarire la faccenda. Anche il Deputato Manuel Tuzi, intervenendo alla Camera, annuncia la presentazione di un accesso civico generalizzato.

Nessuna risposta dal Sindaco, tutto rimane lettera morta.

Lo stesso cittadino che già a dicembre aveva sollevato la questione, decide il 18 marzo di presentare un accesso civico generalizzato chiedendo di nuovo tutti i documenti riguardanti quella festa e, in aggiunta, i documenti che riguardano quei 352,40€ di crediti apparentemente vantati dal Sindaco.

Perché il Comune deve dare quei soldi al suo primo cittadino? Per cosa li ha spesi?

Siamo al 13 aprile, ad oggi ancora nessuna risposta è arrivata. Il tempo disponibile è prorogato dal decreto Cura Italia. Aspettiamo i nuovi termini e le relative scadenze, dopodiché potrò presentare richiesta di riesame al Responsabile della Prevenzione, della Corruzione e della Trasparenza del Comune.

Questa figura è nominata dal Sindaco che però, da maggio, ancora non l’ha nominato e, dunque, la responsabilità è in capo a lui. Il Sindaco sarà chiamato a valutare il riesame di un accesso agli atti di cui lui stesso ha deciso l’esito.

Dimentico di dire che oltre all’assenza del RPCT si registra anche l’assenza del Segretario Comunale e di un vigile urbano presente a tempo pieno nel Comune.

Ma non finisce qui. Al di là di questa vicenda è bene chiarire alcuni aspetti.

Emergenza Coronavirus, ai Comuni arrivano i soldi per i buoni spesa.

Cosa fa il nostro eroe? Istituisce, su whatsapp, un tavolo tecnico per decidere i criteri. Senza alcun atto.

Alcuni Consiglieri ricevono messaggini in cui sono invitati a partecipare, altri non ricevono nulla. Tutto in base alla simpatia/antipatia.

i cartelli affissi fuori l’ufficio postale

Oltretutto, il nostro eroe, ha affisso dei cartelli all’ingresso dell’ufficio postale in cui dice che “saranno effettuati controlli a campione per verificare l’urgenza e l’inderogabilità delle operazioni di coloro che si recheranno all’ufficio postale ai sensi delle disposizioni pervenute dal DPCM 11 marzo 2020 come valido motivo di uscita dal proprio domicilio”.

In questa occasione abbiamo toccato un livello di “pena certa e norma chiara” mai visto prima. La domanda è nata spontanea: sarà lui stesso a verificare l’urgenza e l’inderogabilità di un’operazione postale? E su che base?

Ma soprattuto: quali sono le disposizioni del DPCM 11 marzo 2020 che impongono al Sindaco di piazzarsi fuori l’ufficio postale per controllare bollettino per bollettino l’urgenza e l’inderogabilità?

La leggenda narra che dopo l’affissione di quel cartello, 20 manuali di diritto penale abbiano deciso di suicidarsi.

Nei giorni successi, il responsabile di una comunità alloggio per anziani decide di mettere a disposizione del piccolo paese le sue risorse umane (infermieri e personale specializzato) e le sue risorse.
Chi ne ha più bisogno dunque può chiedere di avere un pasto caldo, la spesa a domicilio e un’assistenza che in questo momento risulta davvero fondamentale.

Il Sindaco, con un post su facebook prima e con altri atti dopo, boicotterà l’iniziativa fino a costringere il responsabile a fare retrofront.

Sapete chi è quel responsabile? È un assessore da sempre in conflitto con il Sindaco.
Coincidenze, vero?

Non contento, in data 12 marzo emana un’ordinanza in cui ordina “di regolarizzare tutta la segnaletica sia orizzontale che verticale nel perimetro urbano” e impone che “tutte le forze dell’ordine sono incaricate dell’esecuzione della presente ordinanza”.

Il documento è visionabile cliccando QUI.

Dunque le forze dell’ordine di tutta Italia (leggasi: TUTTE) devono regolarizzare la segnaletica orizzontale e verticale del Comune di Sambuci per ordine del Sindaco. Mi viene da domanda: se un carabiniere passa e nota un cartello storto, è obbligato a raddrizzarlo? Dall’ordinanza sembrerebbe di sì.

Il 31 marzo tutti i Sindaci d’Italia sono chiamati ad un minuto di silenzio per commemorare i morti da Covid19. Il tutto viene trasmesso in diretta Facebook. Lo spettacolo è imbarazzante.

Fra risate dei passanti e commenti fuori luogo del tipo “ao, ma quanno devi fa le foto nun chiami eh” e una claque imbarazzante, il momento è distrutto. Tuttavia è ancora visibile su Facebook, speriamo lo elimini presto.

Ma proprio lui che cita tanto il DPCM del Presidente del Consiglio, si è dimenticato la parte in cui il suddetto decreto recita “sono sospese tutte le cerimonie civili e religiose”.

Voi starete dicendo “no dai, non dirci che lo ha fatto.”
Piacerebbe anche a me non dirlo, ma purtroppo è successo.

Il nostro amico, il giorno di Pasqua, ha fatto una diretta Facebook in cui il prete del paese pregava e, al termine, passava la parola proprio al primo cittadino il quale, munito di fascia tricolore, pronunciava il suo discorso.

Il post del Sindaco su Facebook

Inutile dirvi che il nostro amico ha anche deposto una corona di fiori al cimitero e ai caduti vantandosene con annesso post facebook.

Insomma, siamo davanti ad un uomo che il 26 maggio 2019 ha vinto contro se stesso ma che, ad oggi, sta perdendo contro lo stesso avversario.

Un uomo che perde contro la sua superficialità, la sua tracotanza e il suo delirio di onnipotenza che, ormai, è a livelli mai visti prima.

Continuiamo ad attendere, vedremo quali atti fornirà al Deputato Tuzi e a me, cittadino che da ormai 4 mesi chiede di vedere la copia di un bonifico.

E, fra uno spettacolo e l’altro, il Paese non riceve più finanziamenti regionali, non ha più un vigile “fisso”, non ha più un segretario comunale, non ha più un Responsabile per la Prevenzione, della Corruzione e della Trasparenza.

Caro Francesco, l’augurio più grande che io possa farti è che tu possa, nel più breve tempo possibile, poterti dedicare di nuovo a quell’attività che tu tanto ami: le carte. A quel punto io sarò con te a fare coppia mentre chiediamo ad Enzo un altro spritz. E io ci sarò davvero, perché in fondo, umanamente, non mi stai neanche antipatico.

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