Governo Conte bis: un esecutivo più vivo che mai

Il dramma Coronavirus sembra essere un pochino meno dramma: i dati sembrano mostrare (come si ama dire in ogni occasione)una luce in fondo al tunnel“.

In un Paese destabilizzato da un virus sconosciuto con l’economia salvabile solo da Fatima (o, volendo, dall’ormai famoso Cuore Immacolato di Maria), c’è tuttavia un Governo che, oltre ad aver resistito tutto sommato bene, ne esce anche rafforzato.

Sono d’accordo i sondaggisti nell’affermare che la fiducia nel governo e nel Presidente del Consiglio è a livelli bulgari. Demos, il 19 marzo, arrivava a stimare un indice di gradimento in favore dell’esecutivo pari al 71%.

Sembrano quindi lontane quelle elezioni anticipate che nell’ultimo anno sono state più invocate dello stesso Cuore Immacolato di cui sopra. Proviamo a ripercorrere il ciclo degli eventi.

Nel maggio 2019 le elezioni europee hanno visto un notevole affermarsi della Lega di Salvini. Le politiche sull’immigrazione (o forse sarebbe meglio dire: la propaganda sull’immigrazione) hanno avuto gli effetti desiderati.

Uno scossone così forte che fu lo stesso Presidente del Consiglio, come da lui stesso successivamente dichiarato, ad andare da Salvini chiedendo quali fossero le sue intenzioni. Il leader del Carroccio lo rassicurò: “Si governa insieme fino al 2023”. Era maggio 2019, poi ciò che è accaduto è noto.

Nel pieno di una terribile sbornia estiva, fra un mojito e l’altro, l’allora Vicepresidente del Consiglio Salvini innesta la crisi di governo. I retroscena, successivamente in parte confermati, vogliono che sia lo stesso Salvini a rassicurarsi presso Zingaretti: “Voi non lo fate il Governo con i 5 Stelle, vero?“.
Il Segretario del PD, credendo davvero di dettare la linea del Partito (forse anche lui vittima di una sbornia estiva) lo rassicura. Tutti pronti verso le elezioni.

Non avevano considerato, o forse avevano sottovalutato, il peso di Renzi nel partito che infatti blocca tutta l’operazione e con un’astuzia degna del miglior Machiavelli si fa Padre nobile di quel che sarà il Governo Conte bis.

Tutto questo avviene proprio mentre l’alcool ha ormai preso il sopravvento sul Capitone, tanto che si ritrova a dichiarare “datemi pieni poteri!“.
In una Repubblica Parlamentare. Nel 2019.

Salvini, superati i postumi post sbornia, passa dal guidare il Viminale al guidare il circolo bocciofilo della Parrocchia Santi Cirillo e Metodio.

Tuttavia il Governo Conte bis parte zoppo: i primi dissidi nella maggioranza non tardano ad arrivare: riforma della prescrizione e decreti sicurezza sono nodi che sembrano non volersi sciogliere.

Insomma, mentre Zingaretti e Di Maio dicevano “avanti fino al 2023“, tutti iniziavano a cercare la tessera elettorale nei cassetti.

In occasione delle elezioni regionali Umbre, nell’ottobre 2019 a distanza di poco più di un mese dalla nascita del nuovo Governo, i due leader, presi dall’entusiasmo di inizio relazione tipico delle coppiette ventenni, decidono di tentare la strada della coalizione.

I due nemici storici si ritrovano dunque uniti sotto un solo nome: Vincenzo Bianconi.

Ovviamente, com’era del tutto prevedibile visto anche l’entusiasmo di Bianconi paragonabile a quello di Rosy Bindi ai tempi d’oro, l’esperimento fallisce miseramente.

Il Centrodestra trionfa con quasi il 60% dei voti. Nei ministeri si iniziano a fare gli scatoloni e anche la manovra economica inizia a creare non pochi problemi. Esordisce dunque la campagna elettorale interna alla maggioranza con Renzi che, impegnato a far crescere la sua creatura, spara ogni giorno ad ogni ora contro il neonato esecutivo.

Approvata, con l’ausilio di Padre Pio (a cui Giuseppe Conte è devoto), la manovra economica, ci si prepara alle elezioni regionali dell’Emilia Romagna del 26 gennaio 2020.

Di Maio, cessato l’entusiasmo di cui sopra, evita di proporre l’alleanza con il PD ma comunque, per aiutare gli alleati di governo, propone alla base di non presentarsi alle elezioni. Il leader del partito di maggioranza relativa del Governo del Paese propone alla propria base di non candidarsi alle elezioni regionali più importanti degli ultimi due anni.

Non serviva rivolgersi al Mago Forrest per capire che la base gli avrebbe fatto un’enorme pernacchia e così il Movimento è costretto a presentare il proprio simbolo alle elezioni.

Pochi giorni prima delle consultazioni regionali Di Maio si dimette da Capo politico del MoVimento 5 Stelle e convoca gli Stati generali del partito a marzo.

Il 26 gennaio Stefano Bonaccini vince. Voci di corridoio vogliono che la sera stessa delle elezioni, a Palazzo Chigi, sia iniziata una festa il cui termine non è previsto.

Ma i guai del Governo non finisco qui: a maggio si vota di nuovo (benedetta democrazia, sic!) e stavolta è prevedibile che Salvini farà il pieno di voti. Si vota in: Campania, Liguria, Toscana, Marche, Veneto e Puglia.

Ma ecco che la pandemia salva e blinda la maggioranza.

Pandemia in corso, irresponsabile chiedere le elezioni. Ne sono tutti consapevoli, anche lo stesso Salvini con la sua Bestia che, infatti, si asterranno da simili uscite (e per astenersi Salvini…).

Il consenso del Governo, come detto in apertura, aumenta e l’estate è di nuovo vicina. Non è avventuroso affermare che sarà questo governo a varare la nuova manovra anche perché, detto tra noi, sfido chiunque a trovare un volontario disposto a mettere la propria firma su una manovra post pandemia.

Nel giugno 2021, in concomitanza con le elezioni comunali di Roma e Torino, inizierà il semestre bianco del Presidente della Repubblica. Periodo in cui, ricordo, il Capo dello Stato non può sciogliere le Camere.

E ci ritroviamo, come d’incanto, nel gennaio 2022 dove il Parlamento sarà chiamato a votare il successore di Mattarella. Terminato il compito dei grandi elettori è difficile pensare ad elezioni anticipate nel giugno 2022, con soli sei mesi di anticipo rispetto alla naturale scadenza.

Aspetto non da poco conto è che i parlamentari acquisiranno il diritto alla pensione solo il 24 settembre 2022, dopo 4 anni, 6 mesi e 1 giorni dalla data di inizio della legislatura.

Non credo dunque sia nella volontà di nessuno voler rinunciare all’ambito privilegio nel giugno 2022, quando solo tre mesi separano i Deputati e i Senatori dall’ambita maturazione del trattamento pensionistico.

Insomma, un Governo che oggi sembra più rafforzato che mai ha dalla sua parte anche tutta una serie di aspetti tecnici e giurisprudenziali non da poco conto.

Non è inverosimile pensare che, anche nella remota ipotesi di caduta del governo, non si decida di andare a nuove elezioni optando invece, facendo tutti contenti, con un sano e robusto Governo del Presidente.

Tuttavia la politica è pur sempre tutto e il contrario di tutto. Staremo a vedere. Per ora: Padre Pio 1 – Cuore Immacolato di Maria 0.

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