L’improvvisa voglia di censura a Sanremo

Intervengo sul caso Sanremo in merito all’artista (di cui ignoro anche il nome e non intendo sanare questa mia ignoranza) che dovrebbe essere, secondo alcuni, censurato.

L’artista in questione definisce “troie” le donne e parla di atti sessuali in un modo che, mettiamola così, il Manzoni eviterebbe.

Condivido? Ascolto la sua musica? No, mi fa anche un po’ schifo.

Tuttavia il dato è uno: quell’artista viene ascoltato, c’è domanda sulle sue canzoni.

Il problema è la partecipazione a Sanremo? Magari. Basterebbe davvero censurarlo.

Il problema è culturale.
Se c’è qualcuno che riesce ad apprezzare quelle “canzoni”, il problema dello Stato deve essere quello di investire in cultura.

La realtà è una: quell’artista altro non fa che cantare ciò che oggi è il mondo. Nulla di più.
Ci sono politici che espongono bambole gonfiabili di deputate, come ci aspettiamo che possa rispondere la società?

Credo anche che il rispetto delle donne non passi da canzone ma dai gesti. Ma è anche vero che a spaventarmi sono proprio i gesti o, ancor peggio, la mentalità che possono scaturire dall’ascolto di quelle canzoni da parte delle menti dei normodotati (che compongono il 95% della popolazione italiana).

Non serve censurarlo, nell’era dell’informazione continuerà ad essere ascoltato in rete e anche più di prima, tutta questa questione gli ha dato visibilità.

Bisogna domandarsi come sia possibile essere passati da “Verranno a chiederti del nostro amore” a “donna troia che ingoia”.

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